Sounds Of Blue
di Paolo Bollero
Ho scoperto i Black Mountain in poco tempo, stimolato dalla possibilità di andarli a vedere, con un amico, dal vivo a Milano. Tramite le recensioni apprendo che hanno un suono ispirato all’hard rock anni 70 , ma che non disdegna momenti acustici; la cosa mi attira ma nel contempo mi preoccupa in quanto ho in mente spettri/incubi come i Kingdom Come o i Bonham (vi suonava il figliodi John), cloni fine anni 80 degli Zeppelin, che si rifacevano in maniera pedissequa al suono e soprattutto alla voce di Plant. Ma dimenticavo che fortunatamente di mezzo c’è stato il grunge che, negli anni novanta, ha mischiato i generi cercando di dare un differente approccio al suono rock anni '70 e infondendo una nuova linfa nel rock. Comunque i video su Youtube dissipano i dubbi, il gruppo suona un hard rock ma dalle fattezze fricchettone con barbe lunghe, attitudine indie, e dulcis in fundo una fanciulla timida che canta. Il live si svolge alla Salumeria della Musica a Milano e l’atmosfera che si respira è quella degli eventi dell’anno con un gruppo di cui si parla molto ma ha un piccolo di pochi iniziati molto informati. Il gruppo proviene dal Canada ed è guidato da Stephen Mc Bean (voce e chitarra) che è si alterna alla voce con Amber Webber, eterea e per molti, statica presenza al centro del palco. Il resto del gruppo, suona nutrendosi degli anni '60 e '70, con strumenti vintage, organo, moog e mellotron, tastiere simbolo dal suono prog anni settanta e poi basso e chitarra che tracciano suoni che hanno un chiaro riferimento nei Black Sabbath e Led zeppelin passando per i Rolling Stones. Dal vivo ripropongono i brani dei tre album e in particolare da In the Future del 2008 e dall’ultimo Wilderness Heart del 2010. Il disco In the Future è quello che coniuga in maniera più originale e personale il feeling hard rock con la vena indie psichedelica. Ascoltate Stormy High che inizia con un riff alla Deep Purple, per tastiera e chitarra, e si sviluppa con venature psichedeliche dai sapori west coast per sublimarsi nel ritornello finale, Wucan invece ha un riff di tastiera che ricorda Le Orme (gruppo apprezzato dal gruppo) e da un galleggiante riff di chitarra che sostiene le due voci che si alternano. Altro pezzaccio è la ballata acustica Angels delicata ed evocativa, come anche Stay Free, mentre Queens Will Play è una canzone dei Sabbath Atomic Rooster cantata da Cat Power mentre Bright Lights è il pezzo prog rock ideale per i nostalgici degli anni '70 con cambi di tempo e di temi e con intermezzi strumentali. The Hair Song dall’ultimo disco apre i bis con il suono marcatamente Led Zeppelin periodo Physichal Graffiti con tanto di tastiera simil Kashmir, (Si parla della canzone non del tessuto) ma il cantato e venato di psichedelica che riaffiora inequivocabilmente nella commovente ballata pinkfloydiana Radiant Hearts. I brani più tirati sono apparentemente i più prevedibili e classici: Old Fangs, Let Spirits Ride sembrano concepite come colonna sonora per scorribande per strade deserte con auto decappottabili, grazie ad un attitudine sospesa tra Motorhead e Stoner Grunge ma impreziosite da contrappunti di tastiera. Il disco si chiude rallentando il passo con brani più lenti e riflessivi tra i quali risaltano la bella ballata e malinconica Buried by the Blues e The Space of Your Mind. Alla fine del concerto si riemerge da un salto spazio temporale e si ritorna al presente con una sola certezza i Black Mountain sono perfetti per i nostalgici ma possono dare soddisfazioni agli Indie rockers modaioli che però hanno la pazienza di far maturare le canzoni dopo ripetuti ascolti. Non rivoluzioneranno la storia del rock ma probabilmente non è il loro obbiettivo, loro vogliono solo dare una loro visione dell’hard rock amato dai padri e in parte ci sono riusciti. Seguirà dibattito
Discografia Black Mountain 2005 In the Future 2008 Wilderness Heart 2010
|