La Sottile Linea Rossoblu
di Von Savigny
Monte Maggio, 27 agosto 1915 Mia adorata Teresa, Vi scrivo questa missiva per sincerarVi delle mie condizioni fisiche. Voi sapete quali sono le mie idee sulla condizione del Regio Esercito e sulla guerra appena dichiarata. Non ne ho fatto mai mistero a Voi, ai membri della Vostra e soprattutto della mia famiglia; guerra che mi auguro sia di breve durata e prossima ad una rapida conclusione anche se, come tutti i conflitti dolorosa e spietata.
Guerra che ho reputato e reputo tutt’ora decisiva per le sorti dell’Italia che E’giusto – Ve lo ripeterò all’infinito - essere intervenuti nelle ostilità per senso d’appartenenza, per rafforzare l’Unità faticosamente raggiunta, per spirito patriottico, per arrivare finalmente ad un’autentica coscienza nazionale. Non Vi sarà neppure sfuggito che per me l’Esercito è stato, è e sarà il giusto tramite per arrivare a quanto Vi ho appena sopradescritto essendo esso basato sul principio della necessità di usare la forza per la difesa del paese, delle sue leggi, seppur a volte inique ed ingiuste, e dell’istituto della monarchia. Proprio a noi spetta, oggi, sorreggere il trono, tutelare le nostre istituzioni e far guerra anche a chi pochi mesi or sono era nostro alleato per difendere sino all’estremo l’onore e l’indipendenza della Patria. Anche e soprattutto in caso di ingenti perdite umane ed affettive mercè di questa immaginaria e gigantesca lotteria che è lo scontro armato tra popoli.
Scontro che molti, erroneamente, dipingono, sic et simpliciter, come rancore immemore coltivato nei confronti del nemico, mentre, invece, esso è da considerarsi alla stregua di vero e proprio odio involontario attesa l’assoluta mancanza, verso gli Austroungarici ed i Germanici, di qualsiasi astio ideologico e volontà d’annientamento. Questo è ciò che ho riscontrato tra gli ufficiali e la truppa: noi stiamo facendo pienamente il nostro dovere. Come doveroso e giusto che sia. Ribadisco fermamente quanto sopra ed oggi, dopo aver visto i primi scontri, ne sono ancor più convinto, anche se, Vostro malgrado, rammenterete con dovizia di particolari le liti furibonde con Vostro Padre. Ho fatto bene ad arruolarmi volontario, anche se il peso di averVi lasciata sola con tre figli mi angustia vieppiù ogni giorno che passa. A tal proposito riferisci a Giuseppe, con parole che possa facilmente Ricorderà senza dubbio quella domenica di quattro anni or sono, quando lo portai a Genova a vedere il suo primo match di football tra il Genoa ed il Torino con lo zio Evaristo che, suo tramite, ci fece conoscere e stringere la mano ad uno di quei fenomenali atleti. Riferitegli che l’ho ritrovato proprio qui, tra queste trincee. Due giorni fa, infatti, di prima mattina durante una ricognizione, una granata ha investito il Tenente d'Artiglieria Ferraris, mentre, con la sua squadra, svolgeva il solito compito di osservatore. E' stato colpito al petto ed è morto tra le braccia del comune amico Giovanni Pinna, quell’ attendente sardo di gran cuore, come solo i “sardegnoli” possono essere, cui già Vi accennai in una precedente lettera. Rivolgo la mente a loro più e più volte; penso non solo al fatto che i nostri morti, tra cui Luigi e quelli del nemico, giacciono sepolti sotto l’erba ma anche alla desolazione che cova nei petti dei parenti e dei conoscenti. Che amari vuoti in quelle lapidi bordate di nero che non coprono ceneri! Che disperazione in quelle iscrizioni irremovibili! La 19° batteria del VII° gruppo “Vicenza” appartenente al 2° Per noi l’altitudine è sovrana con la sua aria rarefatta, con la naturale difficoltà nello spostarsi per sentieri appena marcati, con l’affannosa e continua organizzazione e disposizione delle truppe al fine di evitare che queste siano facile obiettivo dei fucili e delle mitragliatrici avversarie. Da quassù si avvista per la prima volta la tempesta dell'ira funesta degli uni contro gli altri, ed è da quassù che Iddio viene invocato da tutti, per la prima volta, per avere la sorte propizia. “Per ardua ardes” recita il nostro motto, siamo fuscelli nella tempesta, ma ce la faremo. Ce la farò. Per sempre Vostro Biagio. In memoria del Tenente Biagio C. ( 1882 - 1973) vivo nel ricordo dei suoi cari, bisnonno di chi umilmente scrive R.I.P.
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